Nelle mie opere a tecniche miste esploro la materia nella sua forma più libera e sperimentale. Carta, pigmenti, inchiostri, terre, acrilici e interventi gestuali si intrecciano per dare vita a superfici vive, dinamiche, in continua trasformazione. Ogni elemento dialoga con gli altri senza gerarchie: ciò che conta è il fenomeno visivo che emerge, la vibrazione che si genera, la traccia che resta.
Questi lavori rappresentano per me un laboratorio di ricerca, un territorio in cui studio:
la reazione spontanea dei materiali
la nascita delle strutture organiche
la stratificazione come memoria
il rapporto tra densità e trasparenza
il gesto come evento fenomenologico
Le tecniche miste sono il luogo in cui il Marmismo trova le sue prime intuizioni: la materia si muove, si aggrega, si frattura, si ricompone. Ogni opera è un esperimento controllato, un dialogo tra intenzione e imprevedibilità, tra rigore artigianale e libertà espressiva.
Sono lavori che non cercano la rappresentazione ma la presenza. Non imitano la natura: la evocano attraverso processi, ritmi, tensioni. Sono studi, ma anche opere compiute, perché ogni fenomeno che accade sulla superficie è irripetibile e autentico.